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| Osservatorio di genere | |
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Indicazioni per la ricerca e le politiche
Per proseguire la ricerca su questo tema, e per poter progettare interventi in merito, occorre disporre tempestivamente di dati affidabili. In primo luogo, occorre rendere più rapidamente e facilmente disponibili i dati relativi alle carriere degli studenti. Queste informazioni sono cruciali sia nella fase di studio dei fenomeni, che in quella di formulazione di politiche di intervento (nella fattispecie, interventi di riduzione delle disuguaglianze di genere nelle università). Tuttavia, spesso si incontrano difficoltà nello scambio dell’informazione tra responsabili amministrativi e ricercatori. Il lavoro di trasmissione di un set di dati contenente le informazioni cruciali per l’analisi dello sviluppo delle carriere e dell’offerta formativa universitaria dovrebbe essere sistematizzato in forme e tempi: una volta entrato a regime, tale sistema permetterebbe di mantenere un monitoraggio costante della situazione, con un minimo investimento di energie ad hoc. In secondo luogo, sarebbero necessari dati migliori di quelli esistenti sulle scelte universitarie. Il ruolo delle scelta del corso di studi dopo la scuola superiore è risultato importante ai fini della comprensione dei meccanismi alla base della riproduzione delle disuguaglianze di genere. Quindi, uno studio specifico sulle scelte dei maturi lombardi, con particolare attenzione alle componenti di genere coinvolte, potrebbe fornire aggiornate informazioni sulla configurazione e lo sviluppo dei processi sottostanti le scelte educative, e rappresenterebbe una essenziale base di conoscenze per la definizione di politiche di intervento volte a ridurre le disuguaglianze genere sia nelle opportunità educative e che in quelle lavorative. Per quanto riguarda, infine, le politiche pubbliche, bisogna dire che l’orientamento all’università svolto nell’ultimo anno di scuola secondaria superiore non sembra molto efficace: una minoranza rilevante di donne si orienta verso le facoltà deboli ben prima della maturità, e il loro orientamento si diffonde alla maggioranza. Si tratta di due meccanismi rispetto ai quali l’orientamento “dell’ultimo minuto”. come viene praticato oggi, può fare ben poco. Qualche risultato lo potrebbero ottenere strategie di incentivi selettivi[1], per esempio sgravi sulle tasse per le donne che si iscrivono a facoltà molto maschili. Secondo il nostro argomento, però, il meccanismo di fondo all’origine delle scelte universitarie femminili ha a che vedere con la cultura della scuola italiana, che sembra associare fatica e sacrifici alle discipline scientifiche e soddisfazione e piacere alle discipline umanistiche. Il ruolo degli e delle insegnanti sotto questo profilo è, evidentemente, decisivo: in prospettiva, occorrerebbe capire in che modo gli insegnanti contribuiscono a creare in alunne e alunni questa associazione, così distorta, e in che modo essa potrebbe venire meno. Research and policy implications
In order to deepen the research on this topic and to design actions aimed at equalizing the situation, reliable and recent data are needed. First, data concerning students' careers should be more readily and easily available. Such information is crucial, in order both to explain the phenomenon and to design policies (in this case, policies aimed at lowering gender segregation in the university). However, the relations between administrators and researchers are often difficult. The publication of datasets including all information relevant for the analysis of the evolution of universities' training offers and students' careers should be systematized in times and modalities; once established, such a system could allow a constant monitoring of the situation with low costs. Secondly, better data on school choices are needed. We have found that the choice of university field of study after high school is important in order to explain the mechanisms responsible for the reproduction of gender inequality. Thus, a research project oriented towards studying the choice of university by Lombard high school students, and giving adequate attention to the gender dimension, would surely provide useful information on the mechanisms generating educational choices, as well as a knowledge base to design policies aiming at reducing gender inequality in both educational and occupational opportunities.Coming, finally, to public policies, it is likely that the orientation activities taking place during the last year of high school do not prove effective; a minority of women are oriented towards "weak" fields of study well before the end of the high school, and their orientation seems then to diffuse among the majority. Both mechanisms are difficult to modify with "last minute" orientation. Some results could be expected from policies of selective incentives, for instance, by lowering university fees for women who enter fields where men are the majority. However, according to our argument and our findings, the mechanism producing university choices among Italian young women has to do with Italian school system's culture. Sacrifices and discipline are associated with scientific studies, while pleasure and joy are associated with the Humanities. From this point of view, we can speculate that school teachers, both female and male, play a strong role; what we would like to know, is how and why teachers contribute to creating such a distorted association in their students' minds, and how this could be eliminated. [1] Questa possibilità è da verificare rispetto alla legislazione antidiscriminatoria vigente.
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