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Monitoraggio delle ingegnere aerospaziali
Introduzione 

Prof.ssa Amalia Ercoli Finzi [1], Dott.ssa Daniela Falcinelli [2],
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E' universalmente nota la difficoltà che le donne incontrano in ambito lavorativo per quel che riguarda lo sviluppo della loro carriera, così come è ormai noto che queste difficoltà dipendono in gran parte da un costume pregiudiziale. Ne risentono infatti anche le donne dotate di capacità inventive, esecutive e organizzative, che, prive o poco condizionate da legami affettivi e vincoli familiari, dedicano tutto il loro tempo e le loro energie agli impegni di lavoro, smentendo così la scarsa disponibilità della risorse femminili in virtù del doppio ruolo che le donne sono chiamate a svolgere.

D'altra parte la carriera e il suo sviluppo temporale rappresenta un elemento di primaria importanza nella vita di ciascuno, identificandosi con essa valori indiscutibili, quali il riconoscimento oggettivo delle proprie capacità e il posizionamento relativo rispetto agli altri membri del gruppo. Far carriera vuol dire guadagnare di più, e in alcuni casi godere di benefits quali l'automobile e la carta di credito aziendale, l'autista, la segretaria, ecc., ma soprattutto vuol dire giustificare la propria autostima e aumentarla a mano a mano che la carriera si sviluppa.

Non sono esenti da questi problemi anche coloro che operano nel campo delle alte tecnologie, dove però le difficoltà a far carriera sono decisamente maggiori che in altri campi.

Le tecnologie avanzate, infatti, si connotano per il loro contenuto estremamente innovativo, il che richiede una specializzazione esasperata da parte di chi le vuole avvicinare, cioè profonda conoscenza, alta professionalità e, in alcuni casi, originalità di pensiero e creatività operativa.

Gli alti costi di produzione generano una competitività esasperata che può essere sostenuta, oltre che con il valore del prodotto, con una presenza sistematica sul mercato, necessariamente internazionale, e con un sistema di alleanze per fare lobby e aumentare le opportunità di successo.

Da tutto questo deriva in primis un alta, e qualche volta altissima, percentuale di personale con formazione universitaria rispetto agli incarichi che di fatto i laureati sono chiamati a svolgere e quindi, per esempio, l'impossibilità di acquisire posizioni dirigenziali sulla base del solo titolo accademico. E' indispensabile possedere capacità relazionali, conoscenza delle lingue straniere, disponibilità all'aggiornamento e alla mobilità, spesso per tempi lunghi e con scarso preavviso.

Ne discende il seguente sillogismo: per le donne è più difficile fare carriera che per gli uomini; nel mondo delle alte tecnologie è difficile fare carriera per tutti; fare carriera per le donne nel mondo delle alte tecnologie è difficilissimo.

Dovrebbero allora le donne rinunciare a lavorare in un campo che è vincente e lo sarà sempre di più nel futuro? Restare le fruitici delle tecnologie (si veda quelle domestiche) senza mai intervenire nella concezione e nella progettazione del prodotto? Non ricoprire mai posizioni decisionali in cui poter definire nuove strategie e piattaforme che, per esempio, consentano di "asservire" l'innovazione alla qualità della vita, sfruttare la creatività per aumentare il benessere, proporre scale di priorità che vedano al primo posto uno sviluppo equilibrato e sostenibile?

Sarebbe un atto di viltà verso se stesse e verso gli altri e rappresenterebbe un'occasione perduta, proprio in un momento in cui si lamenta un'insufficiente disponibilità di tecnici altamente qualificati.

Questa ricerca vuole esattamente posizionare il problema della carriera delle donne laureate in Ingegneria Aeronautica e Spaziale al Politecnico di Milano, destinate ad operare in un campo nel quale le  tecnologie avanzate giocano un ruolo fondamentale.

L'indagine ha coinvolto le laureate al Politecnico di Milano, tutte, fino all'anno 2004 compreso e, anche se limitata ad un solo ateneo, presenta caratteri di generalità vuoi perché il Politecnico di Milano laurea circa il 20% dei laureati italiani in queste discipline, vuoi per la similarità dei programmi formativi con quelli degli altri atenei italiani.

La ricerca, anche attraverso i confronti con condizioni analoghe nazionali e internazionali, consente di delineare un quadro globale della situazione e di formulare considerazioni propositive nei confronti sia dell'accademia, per quanto riguarda la formazione, che dell'industria, per quanto riguarda la valorizzazione.


[1] Responsabile scientifica dell’azione; Professore Ordinario di Meccanica del volo e Presidente del Comitato Pari Opportunità del Politecnico di Milano.
[2] Ricercatrice per l’azione di monitoraggio delle carriere; assegnista di ricerca in sociologia del lavoro e delle pari opportunità, Dipartimento di Studi del lavoro e del welfare e coordinatrice junior della sezione ’Donne e Scienza’ del Centro interdipartimentale Donne e Differenze di Genere, Università degli Studi di Milano.
 
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