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Mappatura - Orientamento di Genere
I risultati della ricerca 

1. Il censimento delle tesi, delle ricerche e dell’offerta gender oriented nei tre Atenei milanesi considerati 

Attraverso il lavoro di ricerca esposto, sono stati censiti  un totale di 670 documenti, distribuiti in maniera abbastanza uniforme nei tre anni accademici analizzati. Di questi, 321 (48%) riguardano l’Università Statale, 331 (49.3%) la Bicocca e solo 18, ossia il 2.7%, il Politecnico, in rispondenza con l’orientamento prevalentemente scientifico-tecnologico di quest’ultimo Ateneo[1].

I documenti censiti si dividono nel seguente modo: 464 tesi di laurea, 8 tesi di dottorato, 149 programmi didattici e 53 progetti di ricerca. Tale distribuzione per tipologia deve essere rapportata al volume di documenti prodotti nelle diverse aree accademiche (prevedibilmente maggiore, per esempio, per le tesi di laurea che per quelle di dottorato o per i finanziamenti di ricerca). E’ inoltre opportuno considerare gli effetti dalla disomogeneità delle fonti, ossia la diseguale conservazione e reperibilità delle informazioni relative ai diversi settori. Pur tenendo conto di questi fattori, crediamo che questa distribuzione possa essere comunque interpretata come espressione del distinto peso e presenza di un’ottica orientata al genere nei diversi settori dell’attività accademica.

Tra questi settori o aree sembra in effetti prendere corpo una sorta di circolo non virtuoso, nel quale la scarsa espansione di un’area incide sulle, ed è di ritorno influenzata dalle, difficoltà di sviluppo dell’altra. A giudizio dell’équipe di ricerca, tale legame negativo tra opportunità nella formazione e coinvolgimento nella ricerca con prospettiva di genere va considerato alla luce della scarsa istituzionalizzazione dell’area di studi esplicitamente gender oriented all’interno degli atenei italiani. Come risultato, sono soprattutto gli ambiti a più elevata specializzazione, quali la ricerca e la formazione post laurea, a risultare in posizione più critica. Laddove invece restano aperti più ampi spazi di sperimentazione (ad esempio, nell’offerta didattica dei corsi di laurea, soprattutto nei moduli opzionali, nei corsi monografici eccetera) o sono maggiori i margini di libertà nel disegnare il proprio percorso formativo da parte delle studentesse e degli studenti (ad esempio, nella scelta della tesi di laurea) gli effetti di questo legame negativo vengono temperati. Così, per esempio, la scarsità di programmi di studio con un orientamento di genere non impedisce ad un discreto numero di studentesse (e studenti) di dedicare un momento importante del proprio percorso di studi a tematiche affini agli studi di genere, o comunque di inserire nel proprio lavoro di tesi un approccio attento alla dimensione del genere e della differenza sessuale. Lo stesso non si può dire per i percorsi di specializzazione e di avvio alla ricerca e per i lavori che li concludono, tra cui le tesi di dottorato: in questi casi, la scelta di tematiche orientate al genere resta infatti minoritaria.

Tornando alla lettura dei risultati generali, è possibile in primo luogo analizzare le aree scientifico-disciplinari di afferenza dei documenti censiti. A tale riguardo, il primo dato da sottolineare è che il 43.4% dei documenti individuati si colloca nell’area delle scienze politiche e delle scienze sociali; seguono a distanza, ma rappresentando comunque una componente importante dei documenti censiti, le scienze psicopedagogiche (19.1%), gli studi umanistici (18.1%) e le scienze giuridiche (11.8%) (tab. 1).

Tab 1: area scientifico-disciplinare dei documenti censiti
  n %
Scienze giuridiche 79 11,8
Architettura e design 18 2,7
Scienze economiche statistiche 16 2,4
Scienze politiche sociali 291 43,4
Scienze medico-farmaceutiche 5 0,7
Studi umanistici 121 18,1
Scienze psicopedagogiche 128 19,1
Interfacoltà 12 1,8
Totale 670 100,0

Si può dunque affermare che più del 90% dei documenti censiti è prodotto nel campo degli studi umanistici e delle scienze umane e sociali, mentre un numero assai minore di documenti è prodotto all’interno di ciò che può essere descritto come un secondo polo, composto dalle aree “scientifico-tecnologiche”[2] (tab. 2).

Tab 2: polo scientifico-disciplinare dei documenti censiti
  n %
Polo delle scienze umane sociali 647 96.6
Polo scientifico-tecnologico 23 3.4
Totale 670 100,0

Infine, un dato importante che la ricerca fa emergere riguarda la prevalenza della componente femminile tra docenti e ricercatori che si occupano di studi di genere, di studi delle donne o che inseriscono una particolare prospettiva di genere nel proprio lavoro. Considerando il genere del docente cui si può attribuire la responsabilità o la supervisione scientifica del documento (ossia, la relatrice o il relatore della tesi, il/la responsabile scientifico/a della ricerca o il/la docente del corso) la percentuale di donne è del 69.6%, contro un 29.2% di uomini[3] (grafico 1).

risultati_01

Grafico 1: composizione per genere dei docenti responsabili di tesi, ricerche e corsi

Tale risultato generale, relativo alla prevalenza della componente femminile tra il personale docente che applica una prospettiva di genere al proprio lavoro formativo o di ricerca, si ritrova in maniera abbastanza omogenea in tutti i campi dell’attività accademica toccati dal censimento (tesi, ricerca, didattica).

Osservando in maniera particolare le tesi di laurea raccolte, si nota che mentre la percentuale di docenti donne che occupano i ruoli di relatrici e correlatrici è in linea con il risultato generale (intorno al 60% e oltre), la percentuale di studentesse tra le autrici delle tesi arriva addirittura a superare il 90%. (tabella 3)

Tab 3: genere dell’autore, correlatore e relatore delle tesi di laurea censite
  Autrice-Autore % Correlatrice-Correlatore % Relatrice-Relatore %
Donna 90,8 59,8 69
Uomo 9,2 36,8 31
Donna e uomo 0,0 3,4 0,0
Totale 100,0 100,0 100,0
Base casi rispettivamente : 459; 87; 381

Il dato interessante che emerge dalla tabella 3 è duplice: da una parte, vi è una conferma delle aspettative iniziali di configurazione degli studi di genere, delle donne e sulla differenza sessuale come campo di produzione di sapere delle donne; dall’altra, vi è la percentuale non indifferente di docenti uomini responsabili delle ricerche, dei corsi o dei lavori di tesi censiti.

Rimane dubbio se questo risultato possa essere letto come espressione dell’adesione di un numero per niente marginale di uomini, in ambito accademico, al paradigma epistemologico emerso dal  lungo percorso di riflessione teorica sul genere e sulla differenza sessuale. Esso sembra indicare comunque una certa dimestichezza nell’uso della struttura concettuale fondamentale derivante dalla tradizione degli studi di genere/delle donne. In altre parole, se non possiamo affermare senza ulteriori approfondimenti e verifiche che l’applicazione di un’ottica di genere nei diversi campi di studio e ricerca sia uscita dalla “segregazione di genere” (che, beninteso,a seconda dei punti di vista può essere considerata come un limite o come una risorsa), possiamo però ragionevolmente sostenere che vi sono indizi di una sua crescente legittimazione nel corpo accademico.

Come dato critico emerge invece una prevalente indifferenza verso l’approfondimento delle questioni di genere da parte degli studenti maschi.

2. La presenza femminile in posizioni di responsabilità nelle Facoltà e nei Dipartimenti degli atenei considerati

In linea generale, nei tre atenei considerati la presenza di Presidi di Facoltà donne risulta minoritaria: nelle tre università milanesi, infatti, solo 4 su 25 Presidi sono donne.

Osservando il dato suddiviso per ateneo, si può notare come l’Università Statale ed il Politecnico presentino una netta o totale prevalenza di presenza maschile in tali posizioni di responsabilità (tutti i 9 Presidi di Facoltà del Politecnico di Milano sono uomini; e lo stesso accade per 7 su 8 Presidi dell’Università degli Studi di Milano). L’Università degli Studi di Milano - Bicocca pare presentare  una situazione di maggiore equilibrio nella ripartizione di tale carica tra i generi: il numero di Presidi donna è pari a 3, su un totale di 8 Facoltà.

Per quanto riguarda la distribuzione per genere dei Presidi di Facoltà secondo le aree disciplinari, all’interno della macroarea che raggruppa le Facoltà scientifiche e tecniche  il numero di Presidi donna è pari a 1, a fronte di 15 uomini; per quanto invece attiene alle Facoltà dell’area delle scienze umane e sociali, il numero di Presidi donna è pari a 3, contro 6 uomini, facendo registrare un dato relativo alla presenza di donne leggermente più consistente rispetto alle Facoltà dell’area tecnico-scientifica.

Anche la presenza di donne tra i Direttori di Dipartimento risulta decisamente esigua: è infatti pari all’7.95% a fronte di una maggioranza schiacciante di uomini (92.05%)[4]. La differenza è più netta nell’area scientifico tecnologica (95.08% sono uomini e solo il 4.92% donne)[5] rispetto a quella delle scienze umanistico-sociali (qui i Direttori sono uomini nel 85% dei casi, donne nel 15%)[6].

3. Contenuti ed aree tematiche dei documenti censiti

Nella fase qualitativa dell’azione di mappatura, i documenti censiti sono stati classificati in base al loro contenuto e assegnati ad una delle aree tematiche individuate dal gruppo di ricerca, che si articolano nel seguente modo[7]:

A Studi che pongono al centro del proprio interesse il concetto di genere, inteso come categoria analitica centrale

A.1 Genere, lavoro e formazione professionale

A.2 Genere e cittadinanza

A.3 Genere, identità e socializzazione

A.4 Genere e costruzione del corpo

A.5 Genere e produzione culturale

A.6 Genere e processi sociali di mutamento

A.7 Storia sociale delle donne e delle differenze di genere

A.8 Teoria e storia dei femminismi

A.9 Pari opportunità

B. Studi che considerano il concetto di genere in maniera complementare, senza elevarlo ad elemento centrale della propria analisi

B.1 Genere e famiglia

B.2 Genere come dimensione mainstreaming

La ricchezza tematica del corpus di documenti raccolto, e la trasversalità sia tematica che disciplinare che caratterizza gli studi di genere e delle donne hanno reso il compito di costruzione e delimitazione delle aree tematiche decisamente complesso, e hanno obbligato ad una certa dose di arbitrarietà nell’assegnazione di un documento ad una certa area tematica. Nonostante questo, la tabella seguente (tab. 4) mostra la divisione dei documenti censiti tra le diverse aree tematiche, ossia a seconda dei temi e contenuti prevalenti.

Tab 4: Area tematica dei documenti censiti
  N %
Genere e produzione culturale 104 15,4
Genere e cittadinanza 94 13,9
Genere e processi sociali di mutamento 92 13,6
Genere e famiglia 81 12,0
Genere, lavoro e formazione professionale 64 9,5
Genere come dimensione mainstreaming[8] 66 9,8
Genere e costruzione del corpo 57 8,5
Storia sociale delle donne e delle differenze di genere 49 7,3
Genere, identità e socializzazione 39 5,8
Pari opportunità 15 2,2
Teoria e storia dei femminismi 13 1,9
Totale 674 100,0

Come si vede, le tesi, le ricerche e l’offerta didattica censite si collocano prevalentemente in quattro aree tematiche (inerenti rispettivamente la produzione culturale, le forme di partecipazione politica e sociale e la costruzione della cittadinanza, i modelli e le trasformazioni della famiglia; inoltre riguardanti la vasta aree multitematica che esplora i processi sociali di mutamento). Seguono i documenti che si occupano delle connessioni tra le differenze di genere, il lavoro e la formazione professionale; i documenti nei quali la dimensione di genere è utilizzata, ma risulta di complemento. Emergono inoltre, nonostante la numerosità contenuta, i documenti dedicati alle politiche e pratiche volte al raggiungimento di opportunità più eque per uomini e donne, e gli studi di storia e teoria dei femminismi. Si tratta appunto di aree tematiche residuali dal punto di vista quantitativo, ma la cui presenza si rivela tuttavia interessante ai fini della nostra ricerca.



[1] In questo caso, non si tratta di un problema relativo alle fonti dato che il Politecnico è, tra gli atenei oggetto del censimento, quello che meglio organizza, conserva e rende accessibili le informazioni relative alla propria attività accademica.

[2] In particolare, all’interno di questo polo, il 78.3% appartiene all’area dell’architettura, design e pianificazione territoriale e il 21.7% all’area medico-farmaceutica.

[3] Base casi: 582. Nel rimanente 1.2% dei casi vi è più di un docente responsabile, e tra di essi vi sono sia uomini che donne.

[4] Base casi: 88.

[5] Base casi: 61.

[6] Base casi: 27.

[7] Per una discussione maggiormente approfondita dei contenuti delle aree tematiche, si rimanda alla versione estesa del report, scaricabile dal sito www.universidonna.it.

[8] Quest’area tematica raccoglie le tesi, le ricerche e i programmi didattici che integrano la dimensione di genere in maniera trasversale nella propria analisi. In questi lavori, si fa esplicito riferimento al concetto di genere, come dimensione che contribuisce a illuminare alcuni aspetti dei temi trattati, ma che non appare l’elemento centrale attorno al quale si costruisce l’analisi.

 
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