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| Mappatura - Orientamento di Genere | |
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Sintesi dei risultati di ricerca
Prof.ssa Carmen Leccardi[1]; Dott.ssa Miriam
Perego[2]; Dott.ssa Daniela
Cherubini[3] In Italia, la storia degli studi di genere e delle donne, e lo sviluppo della prospettiva di genere all’interno delle università, sono caratterizzati da un percorso peculiare, doppiamente segnato dalla relazione con i movimenti femministi e le loro scelte teoriche e pratiche, e dal rapporto con la cultura organizzativa e gerarchica dell’università italiana (Barazzetti e di Cori, 2002). L’introduzione delle tematiche di genere in alcune discipline accademiche[4] non è un fenomeno recente; esso è stato promosso più di un decennio fa da studiose e da gruppi di ricerca di alto profilo[5], che hanno formulato interrogativi e temi di ricerca trasversali e innovativi, e hanno delineato in maniera articolata alcuni campi di ricerca intorno al concetto di genere. Questa iniziale spinta non ha tuttavia condotto ad un vero e proprio percorso di consolidamento di questi studi sotto un profilo formale e istituzionale. Di fatto, nella maggior parte delle università italiane la presenza della prospettiva di genere o del tema della differenza sessuale è rimasta per lo più affidata all’impegno o agli interessi di ricerca e di approfondimento di singole studiose. Ciò ha prodotto, soprattutto se confrontiamo la situazione italiana con quella del più ampio contesto europeo (in particolare rispetto ai Paesi del Nord Europa), una sindrome di “ritardo”, dovuta allo scarso grado di riconoscimento e istituzionalizzazione di quest’area di studio e di ricerca. Diverse analisi sottolineano tuttavia alcuni indizi di mutamento a partire dagli anni ’90. Barazzetti, Leccardi, Leone e Magaraggia (2002, 2004) rintracciano ad esempio nella realtà italiana un processo di “istituzionalizzazione informale” degli studi delle donne e di genere, reso evidente dalla nascita, in alcune università, di corsi post laurea e di centri interdipartimentali che fanno esplicitamente riferimento a quest’area di studi. Tali tendenze si accompagnano all’emergere di una generazione di giovani studiose che orienta la propria attività accademica attorno a tematiche di genere, a dimostrazione che tale filone di riflessione mantiene intatta la propria rilevanza intellettuale nel corso del tempo, sulla scia della notevole produzione teorica di studi delle donne fiorita in Italia (sebbene fuori dall’Università) nel corso degli anni Settanta.Attualmente, dunque, si profila un quadro diviso tra potenzialità presenti all’interno dell’ambiente accademico e meccanismi limitanti radicati nella medesima istituzione. Questo quadro porta alla luce contraddizioni oggi ancora più evidenti che nel passato, a causa del ravvicinato confronto con il contesto europeo e con i ricchi stimoli che da tale confronto provengono. La ricerca “Universidonna” si è quindi proposta di riflettere su potenzialità e limiti dello sviluppo degli studi di genere e delle donne all’interno delle istituzioni universitarie italiane. Lo ha fatto, in particolare, attraverso l’azione di mappatura qui presentata, nel corso della quale è stata avviata una riflessione sistematica sui lavori di tesi, sulle ricerche e sulle proposte didattiche costruite intorno alle problematiche di genere in tre atenei milanesi: l’Università di Milano, l’Università di Milano-Bicocca e il Politecnico di Milano.
[1] Responsabile scientifica
dell’azione; Professore Ordinario di Sociologia della Cultura, Università degli
Studi di Milano - Bicocca
[2] Ricercatrice per l’azione
di mappatura; dottoranda del XXI ciclo del Dottorato in Sociologia Applicata e
Metodologia della Ricerca Sociale, Università degli Studi di Milano - Bicocca
[3] Ricercatrice per l’azione
di mappatura; dottoranda del XXII ciclo del Dottorato in Sociologia Applicata e
Metodologia della Ricerca Sociale, Università degli Studi di Milano - Bicocca
[4] Le
discipline che hanno maggiormente contribuito allo sviluppo degli studi di
genere e delle donne in Italia sono la filosofia, la storia e la sociologia –
insieme soprattutto al diritto e della psicanalisi.
[5] Gli
esempi di maggior rilievo sono costituiti dalla comunità Diotima, per quanto
riguarda gli studi filosofici, dal Gruppo di ricerca su famiglia e condizione
femminile (GRIFF) per la ricerca sociologica (1973), e dalla “Società Italiana
delle Storiche” (1989).
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