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Domande e risultati empirici
La prima domanda che ci si pone riguarda, dunque, la
condizione occupazionale delle laureate, in particolare il loro svantaggio
rispetto ai colleghi maschi. I dati delle diverse ondate della ricerca Istat
sulla condizione occupazionale dei laureati consentono di studiare
sistematicamente il fenomeno per il periodo che va dal 1995 al 2004. Nei dati,
si osserva un persistente svantaggio delle donne nell’inserimento
occupazionale, sia dal punto di vista della rapidità dell’inserimento, sia dal
punto di vista della stabilità del posto di lavoro trovato, sia da quello del
reddito cui questo dà accesso. Per quanto riguarda il reddito, il vantaggio
maschile sembra essere stabile, mentre sembra invece essere diminuito per
quanto riguarda la possibilità di trovare un lavoro stabile e per quanto
riguarda la velocità dell’inserimento occupazionale. Tuttavia, esso rimane
consistente.
Parte dello svantaggio femminile deriva, come ipotizzato,
dal tipo di studi scelto dalle donne, che si iscrivono alle facoltà cui
corrispondono redditi più bassi dopo la laurea. Se si potesse avere in tutte le
facoltà lo stesso numero di studenti e di laureati per i due generi, una buona
quantità (tra un quarto e un terzo) dello svantaggio femminile nel reddito dopo
la laurea scomparirebbe (a parità di origine sociale, mercato del lavoro di
inserimento e capacità individuali). Le donne infatti si iscrivono molto spesso
a facoltà umanistiche o di scienze sociali, che danno accesso a carriere
occupazionali prevalentemente nel pubblico impiego, dove i redditi sono
relativamente bassi.
Per questo stesso motivo lo svantaggio femminile nel
reddito tra i laureati nelle discipline umanistiche è molto basso, poiché nel
pubblico impiego i salari sono rigidi e governati da norme universalistiche. Lo
svantaggio femminile è, invece, molto forte tra i laureati di una serie di
facoltà che danno accesso a carriere professionali (farmacia, architettura,
professioni agrarie). Ma questo non vale per tutte le professioni: tra i
laureati in medicina e in giurisprudenza lo svantaggio femminile è
relativamente basso. Tra i laureati delle facoltà che danno accesso a carriere
direttive nelle aziende, lo svantaggio femminile è intermedio: in particolare
tra i laureati in ingegneria (la facoltà con la proporzione di donne più
bassa), esso è minimo.
Ci si chiede, dunque, da dove derivi questo svantaggio.
Potrebbe dipendere dalle carriere universitarie? Come controllo ulteriore, si
sono confrontati i percorsi maschili e femminili in due delle università
partecipanti al progetto (per gli immatricolati dal 1994 al 1998), e si è visto
che a) le donne si laureano sistematicamente più in fretta degli uomini; b)
questo accade in tutte le facoltà; c) non c’è forte associazione tra livello di
femminilizzazione delle facoltà e differenziale tra generi nella velocità delle
carriere; l’associazione è debole, ed è negativa: nelle facoltà più femminili,
le prestazioni dei maschi si avvicinano di più a quelle delle donne, pur senza
uguagliarle. Ma se le donne sono quanto meno altrettanto brave dei maschi negli
studi, perché scelgono di studiare in facoltà occupazionalmente più deboli?
Occorre studiare le scelte universitarie, per vedere se e come qui si crea una
differenza tra i due generi.
L’analisi dei dati relativi all’orientamento e alle scelte
dei maturandi trentini del 2000 (si tratta dei dati migliori disponibili nel
nostro paese su questo tipo di problemi) fornisce alcune indicazioni
interessanti. Esistono differenze di genere nelle scelte del corso di studio,
con gli uomini che prediligono facoltà forti (tecniche, scientifiche ed
economiche) e le donne preferiscono facoltà deboli (socio-politiche,
giuridiche, umanistiche). Si potrebbe pensare che le donne scelgono facoltà
deboli perché meno motivate: non sapendo cosa scegliere, si sceglie la facoltà
meno impegnativa. Non è così: infatti, entrambi i generi sono divisi, con
proporzioni analoghe, tra individui orientati, già certi e sicuri della loro
scelta prima della maturità, e di individui incerti, che invece decidono
all’ultimo momento.
La spiegazione più convincente della differenza tra le scelte dei due
generi mette in luce, invece, la diversa struttura di preferenze e di incentivi
individuali rispetto allo studio: nella scelta del corso di studi, le donne
dichiarano di dare maggior peso agli aspetti espressivi, gli uomini a quelli
strumentali. Per questo motivo, le donne scelgono di studiare le discipline più
interessanti e affascinanti, e gli uomini quelle che daranno loro salari
elevati. In entrambi i generi, la distribuzione delle scelte degli individui
orientati si riproduce in quella delle scelte degli incerti, il che fa pensare
a processi di diffusione dai primi verso i secondi. Dunque, il problema sembra
riguardare in primo luogo l’identificazione da parte delle donne tra discipline
interessanti e discipline umanistiche, identificazione che rimanda a stereotipi
di genere socialmente diffusi, in particolare nella cultura del nostro paese, e
che si crea nel corso dell’intero processo scolastico.
Empirical questions and finding
The first question, therefore, concerns women’s occupational condition after graduation and their disadvantage with respect to their male colleagues. We studied the phenomenon using four waves of the Italian National Statistics Institute (ISTAT) survey on graduates' employment; those data, collected three years after graduation, allow for observations over the time period from 1995 to 2004. Evidence shows a persisting disadvantage for women in their occupational transitions, with regard to many aspects: the speed of transition, the job stability, the first job's wage. In terms of wage, males’ advantage seems to be stable during the observed period, while it seems slightly diminishing with respect to the possibility of finding a stable job and the speed of transition to the first job. But, generally speaking, women have been and are still disadvantaged. As suggested above, a part of this disadvantage depends on the field of study chosen by most women who enter fields that give access to low-wage careers. If the proportion of male and females graduates across fields of study were equal, a part (more than ¼) of females' wage disadvantage after graduation would disappear (controlling for social origin, individual abilities and territorial differences). In fact, women often study in Humanities or Social Science faculties, which give access to occupational careers mainly in the public sector, where wages are relatively low. For the same reason, females’ disadvantage among graduates in Humanities is quite low; in the public sector wages are compressed and governed by rigid universalistic norms. Females' disadvantage is conversely very high among graduates in some professionally-oriented fields, such as Pharmacy, Architecture and Agricultural studies. But this does not hold for all professions; among graduates in Medicine and Law females' disadvantage is relatively low. Among graduates in fields giving access to management careers in private firms, females' disadvantage is not high, and among graduates in Engineering (the field of study least frequently chosen by women) it is very low.
Where does this disadvantage come from? It may be a matter of human capital. Perhaps women do graduate, but their skills are inferior to men's. As a control against this kind of objections, we compared male and female students' careers in two of the universities participating to the Universidonna project (for students who entered university from 1994 and 1998), and we found that: a) in their studies, women are systematically faster than men; b) there is no strong association between the proportion of women in a field and gender differences in the speed of careers. The association is weak and negative; in the fields of study where the proportion of females is higher, men's performances are closer to women's (without equalling it). But if women are as bright as men, if not brighter, why do they choose to study in fields that are weaker in terms of employment opportunities?
Thus, in order to check how the gender gap comes out, one should look at gender choices before entering university. We analyzed data concerning attitudes and choices of the whole population of young men and women from the province of Trento, who in 2000 were repeatedly interviewed during their last year at secondary school and their first university years. Although Trento is a small province in the North-East of the country, this dataset is the best available in Italy concerning choices after secondary school. This analysis provides some interesting hints. There are gender differences in the choice of the field of study, where men prefer “strong” fields (technical, scientific, economic) and women prefer “weak” fields (social and political sciences, humanities, law). One could think that women choose weak fields because they are less motivated; when you don't know what to choose, you are likely to choose what is easier. But this is not the case; in both genders we can distinguish, with almost identical proportions, between “oriented” individuals, who are already sure of their choice before the final examination (maturità), and “uncertain” individuals, who choose as late as possible.
The best explanation highlights, on the contrary, the gender difference in the structure of individual preferences and incentives concerning studies: When asked about their motivations in choosing the field of study, women say they give more weight to expressive factors, while men give more importance to instrumental factors. Because of this, women choose to study more interesting and fascinating fields, men choose more promising fields in terms of higher wages. In both genders, the distribution of the motivations of oriented individuals is mirrored by that of uncertain individuals; this indicates that diffusion processes, from the former to the latter, are operating. Thus, the big problem is that women identify interesting fields with the Humanities; this reflects some aspects of socially shared gender stereotypes, particularly in our country's cultural élite, and it is a product of the whole school career, from the very begining.
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